AYURVEDA

- A cura di Monica Scola -

 

Ganesh, divinità indù.

 

 

L’Ayurveda, scienza della vita (da Ayur = vita e Veda = scienza), è un insieme di conoscenze mediche tramandate in India, orientate non solo alla cura delle malattie, ma soprattutto ad un modo di vita che possa promuovere la salute correggendo i sottili squilibri del corpo prima che questi si aggravino e si tramutino in vere e proprie malattie. La sua nascita è incerta, in alcuni testi si fa riferimento al 5000 a.C., secondo la leggenda fu Brahma stesso, il creatore a formulare i principi dell’Ayurveda che poi rivelò alle tre divinità del cielo, finché dei Rishi (saggi veggenti), preoccupati per le condizioni dell’uomo, si raccolsero in meditazione sui monti dell’Himalaya, implorando Brahma perché rivelasse agli uomini i segreti della scienza della salute.

Si hanno le prime testimonianze di Ayurveda nei Veda, redatti in sanscrito, furono tramandati oralmente per migliaia di anni prima di essere trascritti e rielaborati in compilazioni chiamate Samhita. Molte di esse sono andate perdute, ma a noi sono arrivate tre opere in forma pressoché integrale:

Charaka samhita il più antico dei tre testi, tratta i principi fondamentali dell’Ayurveda, della struttura anatomica e della fisiologia del corpo umano, i segni e i sintomi delle malattie, la metodologia per l’esame del paziente, il trattamento e la prognosi. In questo testo viene inoltre dato molto spazio alla prevenzione, alle terapie di ringiovanimento e di prevenzione dell’invecchiamento;

Sushruta samhita in questo testo oltre alle nozioni di medicina internistica, vengono trattati argomenti di chirurgia;

Ashtanga hridaya samhita contiene dati scientifici concernenti il trattamento delle malattie.

 

L’Ayurveda individua tre principi che sottendono all’esistenza di ogni forma materiale, i tre Guna (qualità primarie): Sattva: coscienza o intelligenza Rajac: movimento o azione Tamas: inerzia che oppone resistenza alle altre due qualità primarie

Da queste qualità immateriali prendono origine i cinque elementi fondamentali:

Akasha, etere/spazio: è il contenitore

Vayu, aria: è la forza che dà movimento

Tejas, fuoco: è l’energia in tutte le sue forme

Jala, acqua: è la forza coesiva

Prithvi, terra: è la materia

I 5 elementi sono tra loro connessi, il precedente permea tutti i successivi (il processo creativo partì dall’etere per arrivare alla terra), hanno un’infinita possibilità di combinarsi tra loro per effetto dell’azione di tre grandi energie fondamentali che governano l’intero universo e che stanno alla base di ogni attività della fisiologia umana, i Dosha:

 

 

Ogni essere umano possiede la propria prakriti, ossia la propria costituzione fisica, determinata dal prevalere di uno o più dosha. Possono quindi esistere costituzioni monodoshiche (quando un dosha è predominante sugli altri), bidoshiche (quando vi sono due dosha predominanti), tridoshiche (quando tutti e tre i dosha sono rappresentati nel corpo in ugual misura).

 

La conoscenza della propria tipologia non può essere però utilizzata come giustificazione per ogni nostro comportamento scorretto, sarebbe comodo poter dire “è vero ho avuto una reazione eccessiva, ma sai sono Pitta cosa ci posso fare? non è colpa mia se tendo alla collera” oppure “sì, mi sono dimenticata di farlo e allora? sai che sono Vata e la mia memoria è a breve termine...”.

Conoscere la propria prakriti, il proprio tipo costituzionale, è fondamentale poiché ognuno, in base ad essa, ha una propensione verso certi tipi di malattie e affinità per certe cure, ma è fondamentale anche per riuscire a comprendere l’alimentazione più idonea alle nostre caratteristiche o il tipo di attività fisica da cui maggiormente possiamo trarre beneficio.

Il primo passo per conoscerla, sarebbe quello di compilare il test ayurvedico che io volutamente non allego in quanto credo che il semplice test non fornisca sempre la risposta più corretta se estrapolato da un contesto di conoscenze sull’argomento molto più vasto di quello che questa semplice presentazione può fornirvi.

Una cosa importante da ricordare è che ognuno, pur avendo la propria prakriti, porta in sé tutti e tre i dosha, ogni stagione, ogni alimento, ogni attività, influisce in modo specifico su un determinato dosha, aumentandolo, diminuendolo o contribuendo al suo equilibrio. In estate, per esempio, Pitta aumenta e questo avviene in tutti noi, indipendentemente dalla nostra tipologia costituzionale.

Spesso alcuni nostri comportamenti errati contribuiscono ad aumentare un dosha e può accadere addirittura, quando lo squilibrio è significativo o si è protratto per un lungo periodo, di assumere caratteristiche (sia fisiche che mentali) di un dosha che, in situazione normale (ossia di equilibrio) non contribuisce in modo significativo a stabilire la nostra tipologia.

Ecco perché, a mio avviso, il test dovrebbe essere compilato con l'ausilio di una persona che sia in grado di leggere correttamente le nostre risposte e che, soprattutto, riesca a capire se il nostro "aspetto" corrisponda alla nostra vera prakriti e, se così non fosse, sia anche in grado di individuare quale dosha si trova in squilibrio e di conseguenza adotti gli interventi più opportuni per riportarci in una situazione di equilibrio.

La visione Ayurvedica della vita, della salute e della malattia, è profondamente olistica, l’uomo è un microcosmo vivente nel macrocosmo che è l’universo, è in stretta relazione con l’ambiente naturale che lo circonda, con i sistemi relazionali e sociali a cui appartiene, l’Ayurveda non guarda alla malattia, ma al malato, lo scopo fondamentale è quello di mantenere o, laddove è venuto meno, ripristinare nell’individuo l’equilibrio.

La salute è il risultato di una profonda armonia tra mente e corpo.

L’Ayurveda ha una campo di applicazione vastissimo, tutto serve per mantenere l’equilibrio, se è vera la frase “siamo ciò che mangiamo”, altrettanto vero è che siamo anche ciò che pensiamo, guardiamo, ascoltiamo, diciamo.

Quindi avvicinarci e approfondire la conoscenza di questa “pratica” fantastica può fornirci gli strumenti necessari per vivere una quotidianità più vicina alle nostre esigenze fisiche e mentali. Un insegnamento importante dell’Ayurveda, a mio avviso, è proprio quello di aiutarci a guardare a noi stessi e a tutto ciò che con noi interagisce con più attenzione, abbiamo disimparato a concentrarci su ciò che mangiamo, sulla musica che ascoltiamo, sulle parole che diciamo, sulle persone che frequentiamo, a chiederci semplicemente “Cosa ho veramente voglia di mangiare?”, “Quali sensazioni mi dà questa canzone?”, “Cosa apporta nella mia vita la frequentazione di questa persona, come mi sento quando sto con loro/lui/lei?”.

Sembrano domande banali, ma allora perché non le rivolgiamo mai a noi stessi? Tendiamo a fare e vivere tutto in modo frenetico, superficiale senza mai ascoltare le sensazione e i messaggi che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano.

Quindi oltre a volerci maggiormente bene, impariamo anche ad accettarci per ciò che siamo e dove possibile a migliorarci, ricordatevi che non esiste un dosha migliore o più bello di altri, probabilmente leggendo la descrizione che ho fatto prima di Vata, Pitta e Kapha, qualcuno avrà detto o pensato “ecco mi riconosco in questo dosha, ma a me piacciono di più le caratteristiche di quell’altro”, non è così che funziona!

Noi siamo ciò che siamo e l’atteggiamento più corretto è accettare ciò che la natura ci ha donato e fare ciò che è nelle nostre possibilità per cercare ognuno il proprio equilibrio. Non esiste una persona uguale ad un’altra, entrambe potrebbero essere Vata o entrambe potrebbero avere la stessa combinazione bidoshica, ma non avranno mai le stesse caratteristiche, questo è un altro insegnamento fantastico dell’Ayurveda e vorrei che lo portaste con voi, indipendentemente dal fatto che sia riuscita o meno ad accendere una scintilla di curiosità che vi spinga ad approfondire questo argomento:

 

OGNUNO DI NOI E’ UN ESSERE UNICO!

 

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